La malattia coronarica delle donne: alcuni dei mille aspetti su cui anche un uomo deve riflettere.

Emilio Vanoli

 

Complessivamente, una serie di fattori, genetici ed ambientali fanno sì che la presentazione clinica delle cardiopatie correlate alla malattia ischemica sia diversa tra uomo e donna e sia tipicamente ritardata di circa una decade nelle donne rispetto agli uomini. Questo in prima istanza per il ruolo protettivo degli estrogeni sino alla menopausa.

 

Nell’ultima decade si è assistito a una significativa riduzione della mortalità per malattia coronarica globale ma con un effetto apparentemente più evidente nelle donne. D’altra parte analisi recenti indicano un incremento dopo il 2000 della mortalità per infarto miocardico nelle donne in età fertile con età compresa tra i 35 ed i 54 anni. Non vi è al momento una spiegazione chiara della cosa ma gli autori americani di questa indagine suggeriscono possibili cause biologiche ma anche ambientali legate allo stress, al fatto che le donne giungono più spesso tardivamente all’osservazione e ricevono quindi cure ottimali con minore frequenza. In specifico l’effetto di certi fattori di rischio nel determinare la malattia coronarica quali diabete, il fumo, la depressione sembra più potente nelle donne. La depressione ha un’incidenza doppia nelle donne e sembra aumentare del 50% il rischio di infarto. L’ipertensione arteriosa è più frequentemente associata ad IMA nelle donne rispetto agli uomini. Ci sono poi dati che suggeriscono meccanismi diversi nella rottura di placca tra i due sessi e, in una percentuale compresa tra il 7 ed il 32% dei casi, non vi è evidenza di malattia coronarica significativa in donne con IMA recente.

 

Un aspetto molto importante della problematica dell’IMA è il suo riconoscimento precoce. Uno studio americano recente ha documentato un tempo medio tra comparsa dei sintomi e trattamento di 16 ore negli uomini e di 54 (!!) nelle donne. Le donne, in tal senso, tendono ad avere manifestazioni cliniche diverse a partire dal tipico dolore toracico che non appare così intenso come negli uomini con una conseguente sottostima degli eventi in corso. Per le donne infatti il riconoscimento tardivo dell’attacco di cuore è legato ai sintomi diversi e, di sicuro, alla percezione che in generale sia ha dei problemi di salute delle donne all’interno del nostro tessuto sociale. Per quanto riguarda la percezione dell’attacco ischemico sono di grande interesse dati sullo studio dell’innervazione cardiaca. Dati del 2017 indicano che il cuore delle donne risponde diversamente da quello degli uomini a agli stimoli nervosi, in particolare a quelli di tipo eccitatorio proveniente dal nostro sistema nervoso denominato “Simpatico”. Il sistema nervoso simpatico infatti è quello che stimola il nostro cuore a battere più in fretta e con più forza. Questi effetti sarebbero più marcati soprattutto per i nervi che controllano la punta del cuore. Questa informazione recente potrebbe contribuire a capire i meccanismi di un tipo di infarto tipico delle donne e denominato Sindrome di Taco-Tzubo. Questa Sindrome è caratterizzata da un infarto dell’apice del cuore che assume una forma arrotondata simile ad un vaso giapponese usato per la pesca chiamato appunto Taco-Tzubo. Il fattore determinante di questa crisi è tipicamente una condizione di stress acuto e le donne che ne soffrono non hanno nessun segno di malattia delle arterie coronariche che appunto portano sangue al muscolo cardiaco e che portano ad infarto se ostruite da un trombo. 

 

Esistono ancora oggi molti elementi inesplorati che descrivano e spieghino le significative differenze che esistono tra uomo e donna anche nell’ambito della malattia coronarica. Alcuni sono di tipo genetico/biologico e vanno studiati e capiti con ricerca dedicata. Altri sono legati al ruolo della donna ed alla percezione dei suoi problemi nella nostra società. Questi elementi non solo vanno capiti ma sono da considerare fattori “ambientali” e, quindi, modificabili con l’educazione.