Salvare il cuore delle donne che hanno sconfitto il cancro al seno

È il lato negativo di un fenomeno positivo: le donne che sopravvivono al cancro al seno, che sono sempre di più, sono maggiormente esposte al rischio di avere malattie cardiache. Perché le provvidenziali terapie che hanno permesso tanti progressi nella lotta ai tumori in anni recenti sono le stesse a compromettere la salute cardiovascolare delle pazienti, in modo anche grave fino ad aumentare le probabilità di morte. 

Lo sostengono gli esperti della American Heart Association che hanno firmato uno studio su Circulation associando a ogni terapia i possibili rischi. La chemioterapia, per esempio, può indebolire il muscolo cardiaco, alcune terapie personalizzate di recente diffusione possono invece aumentare il rischio di scompenso cardiaco e la radioterapia può provocare aritmie e danni strutturali alle arterie e alle valvole cardiache. 

Entrando più nel dettaglio: le antracicline, come la doxorubicina, usate nella chemioterapia sin dagli anni Settanta possono provocare danni irreversibili al ventricolo sinistro, mentre i taxani, come paclitaxel, sono stati associati ad aritmie del battito. Ancora: le medicine personalizzate come trastuzumab e pertuzumab, per il trattamento del tumore al seno Her2 positivo possono provocare un danno al ventricolo sinistro che però è reversibile. 

La radioterapia può danneggiare le arterie e provocare ostruzioni, ma fortunatamente le nuove tecnologie utilizzano dosaggi di radiazioni inferiori e più mirati, con un minore rischio di tossicità.

I rischi di danni al cuore aumentano con l’età. «Così, visto che le donne che sopravvivono al cancro stanno vivendo più a lungo - ha detto alla Reuters Laxmi Mehta dell’Ohio State University Medical center e principale autore dello studio - il rischio di malattie cardiovascolari aumenta».

E così in un’era di successi per le terapie anticancro succede che che una donna di 65 anni con un tumore al seno nella sua cartella clinica abbia maggiori probabilità di morire di una malattia cardiaca che di cancro. 

Gli esperti dell’Aha vogliono essere chiari: tutto ciò non significa che le donne debbano rinunciare alle cure salva vita, vuol dire, piuttosto, che devono stare attente alla salute del loro cuore e sottoporsi a controlli periodici durante la terapia e nel periodo successivo. «Tutte le pazienti - ha aggiunto Metha - che si sottopongono a una terapia oncologica, che abbiano o meno problemi di cuore all’inizio delle cure, dovrebbero essere consapevoli dei potenziali effetti sul cuore». 

In conclusione gli scienziati americani ricordano che il tumore al seno e le malattie cardiovascolari condividono una serie di fattori di rischio come obesità, fumo, sedentarietà, alimentazione scorretta. Intervenire su questi aspetti può contribuire a ridurre le probabilità di ammalarsi di cancro o di cuore. E, a maggior ragione, le donne sottoposte a terapie oncologiche dovrebbero rinunciare alle cattive abitudini che incidono sulla salute cardiaca. 

Gli esperti consigliano alle pazienti di fare attività fisica, evitare di fumare, mantenere il peso sotto controllo così come la pressione e il colesterolo. 

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